Login
 
Home Provincia di Vicenza
Home Regione Veneto

 

 

 

Il comune di Montecchio Precalcino è situato a circa 15 km a nord di Vicenza, in una zona pianeggiante di origine alluvionale, ricca di falde d’acqua sorgiva, al centro della quale si erge una piccola collina di 165 m.s.m. Di grande pregio ambientale. Il territorio comunale è delimitato da due corsi d’acqua: il Torrente Astico ad est ed il Torrente Igna ad ovest. Il limite sud del comune è tagliato dall’autostrada A31 Valdastico mentre a nord del confine comunale insiste il tracciato della strada “Gasparona”.

 
  Regione

 VENETO

 Provincia

 VICENZA

 Stemma

 

 MONTECCHIO PRECALCINO

 Coordinate

 Altitudine

 Superficie

 

 45°40′0″N    11°34′0″E

 84 m.s.l.m.

 14.33 km2

 Abitanti

 Famiglie

 Densità

 

 4.839  (28 febbario 2007)

 1727 (31 ottobre 2004)

 338 ab/km2

 Paesi confinanti

 Frazioni

 

 Breganze,Dueville, Sandrigo, Sarcedo, Villaverla

 Levà, Preara

 C.A.P.

 Prefisso Telefonico

 

 36030

 0445

 Codice ISTAT

 Codice Catastale

 

 024062

 F465

 

Il nome deriva da "monticulus", cioè "piccolo monte", Precalcino deriva dall'aggettivo "praedium" (podere) e calcinus (calce)"; sembra quindi che il nome intero voglia dire "piccolo monte" e "prato della calce", individuando i due elementi caratterizzanti il territorio di Montecchio Precalcino: Il monte e il torrente Astico dalle cui ghiaie si ricava la calce.
Nel territorio fu rinvenuto materiale archeologico del Paleolitico, dell'avanzato Neolitico, dell'età del Bronzo, del Ferro, dell'epoca romana, nonchè di un cimitero longobardo. In particolare la civiltà Romana è testimoniata dalle tracce del "murazzo" che servirono alla regolamentazione delle acque del torrente "Astico". Il ritrovamento di una spada carolingia è il segno della fine del regno romano sotto la spinta e il dominio dei Franchi.
Nel periodo feudale fu erttto un castello vescovile e una cella monastica benedettina (parrocchia dei santi Vito, Modesto e Crescienzia). Appartenne ai vescovi di Vicenza e fu feudo della famiglia Conti fino a tutto il secolo XII e poi dei Da Vivaro. Il suo castello ebbe molta importanza nel sistema difensivo scaligero, tanto che i signori Della Scala concessero al paese di amministrarsi autonomamente (1338).
La Repubblica di Venezia (1404) introduce un periodo di pace dove si intensifica l'agricoltura, la nobiltà costruisce le proprie ville, si rafforza e si relizzano nuove opere a difesa delle acque del torrente "Astico" ("murazzo" del 1532), i frati Girolimini (1530 ca.) e i Dominicani poi (1729) riedificano la chiesa parrocchiale.
Con la caduta nel 1797 della "Serenessima" a scapito degli Austriaci, l'annessione al regno d'italia nel 1866, si apre per Montecchio Precalcino un periodo di profonde crisi che sfocerà dopo il 1949 nel massiccio fenomeno emigrativo verso paesi quali Australia, Stati Uniti d'America, Argentina, Francia e Svizzera.

Attualmente nel territorio lavorano svariate ditte artigianali ed industriali composte per lo più da piccole imprese che lavorano nei campi dell'estrazione e lavorazione dei materiali per l'edilizia, della lavorazione del legno e delle costruzioni.
Nell'agricoltura prevale la coltivazione vitivinicola, specialmente di pregio nella zona collinare, e quella dei cereali oltre agli allevamenti bovini e suini.

 Da vedere Riduci

VILLA FORNI CERATO
Via Venezia n°4

Villa Forni Cerato è una villa veneta la cui costruzione è attribuita all'architetto Andrea Palladio nel 1565 circa. L'edificio è inserito dal 1996 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La conservazione di questo bene architettonico è tuttavia a repentaglio in quanto versa in stato di abbandono.
Villa Forni Cerato, come già casa Cogollo, rappresenta un caso esemplare di intervento palladiano su un edificio preesistente, trasformato pur con mezzi modesti in un significativo episodio monumentale. Come l’abitazione del notaio Cogollo, anche questa villa è l’unica progettata da Palladio per un proprietario certo ricco, ma non nobile: Girolamo Forni, agiato mercante di legnami (fornitore di numerosi cantieri palladiani, a cominciare da quello di palazzo Chiericati), amico di artisti come il Vittoria e pittore egli stesso, collezionista di antichità e membro dell'Accademia Olimpica di Vicenza. È possibile che l’asciutto minimalismo di questo calibrato edificio sia in armonia con lo status sociale borghese del proprietario. Proprio l’astratto linguaggio di villa Forni ha ingenerato dubbi sull’effettiva paternità palladiana, così come la planimetria estremamente semplice, priva delle consuete relazioni fra le dimensioni delle stanze, o la presenza di qualche disarmonia proporzionale fra le parti dell’edificio. In realtà la villa è l’esito della ristrutturazione della “casa vecchia” preesistente, e caso mai il punto di vista va rovesciato, cogliendo l’intelligenza palladiana nel trasformare vincoli condizionanti in opportunità espressive. Ne fa testo il chiaro disegno della serliana, con le colonne ricondotte a nitidi pilastri stereometrici in funzione della limitata larghezza della loggia (probabilmente dimensionata sul salone preesistente) o il fregio ridotto a una semplice fascia sotto il cornicione. Il prospetto della loggia, del resto, è concettualmente identico a quello di casa Cogollo, collegando una volta di più questi due edifici singolari.
Spogliata quasi completamente della ricca decorazione scultorea, in parte opera documentata di Alessandro Vittoria, la villa versa da diversi anni in stato di abbandono. 


VILLA BONIN NIEVO
Viale Europa Unita n°12

E' il rifacimento radicale che l'architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin condusse in stile neogotico ("eclettico") tra il 1846 e il 1884 su degli edifici del tardo seicento e della prima metà del settecento. I più tendono ad attribuire l'opera all'architetto milanese Michele Cairati (1880) ma, lo stile utilizzato, le coincidenze temporali con la vicina villa Bollina (Borghini-Gabor), le scenografie realizzate negli esterni e nel parco adiacente tendono a far attibuire l'opera al primo architetto citato.  
Da vedere sono: Il monumentale ingresso e porticato eretti nel 1824 su disegno di Giacomo Verga; l'interno della cappella gentilizia di San Michele Arcangelo con lo sfarzoso altare marmoreo (1685), la pala di Cristoforo Menarola e la facciata neoclassica attribuita a Ottone Clderari o da lui desunta dal Verda; il bellissimo parco romantico dalgli effetti scenografici imprevedibili.


CHIESA DI SAN PIETRO IN CASTELVECCHIO
Via San Pietro

Sorge sull'area del castello vescovile distrutto nel 1313, posta al centro di un piccolo promontorio situato sulla locale collina che si stacca ad occidente ed è circondata su tre lati da ripidissimi fianchi.
La prima documentazione risalente al XIII secolo e s'impone per l'interesse espresso dall'absidepoligonale di tipo romanico (ravennate) e per il vasto ciclo di affreschi che ne decora le pareti interne: l'Annunciazione e l'Eterno Padre sulla parete dell'arco trionfale e un fregio con i dodici Apostoli che si sviluppa sotto la linea delle travature attribuiti a un pittore vicentino dei primi decenni del XVI secolo (Verla o bottega dei Fogolino) e l'abside (San Giovanni Battista e San Francesco d'Assisi) dellaseconda metà del Cinquecento.
Importante rilevare che fino agli anni 80 la chiesa era irriconoscibile in quanto adibita ad abitazione rurale e l'attuale stato si deve ad un profondo restauro dell'attuale proprietà (Provincia di Vicenza).


  

Copyright (c) 2008-2009 by Lega Nord di Montecchio Precalcino
Design by Stefano Carolo Architetto